Il Progetto Vitality si propone di rispondere a molteplici esigenze strategiche a livello territoriale e nazionale. In primo luogo, affronta il problema del crescente impatto delle malattie croniche legate all’infiammazione sistemica e al disequilibrio del microbiota, proponendo soluzioni nutraceutiche e dietetiche basate su prodotti regionali ad alto valore funzionale.
In questa cornice si inserisce il progetto “Valorizzazione dei prodotti tipici regionali: un approccio sostenibile basato sul riutilizzo degli scarti alimentari per la formulazione di nutraceutici“, guidato dallo Spoke 6 – coordinato dall’Università degli Studi di Camerino – con il contributo di varie realtà aziendali del territorio marchigiano: Pierpaoli Srl, Synbiotec Srl e Recusol Srl.
Il progetto è una risposta concreta alle a bisogni sanitari, ambientali, economici e formativi del territorio. L’obiettivo principale? Migliorare il benessere dei cittadini attraverso la lotta all’infiammazione cronica e il supporto al microbiota, riutilizzando una risorsa spesso trascurata: scarti e sottoprodotti dell’industria agroalimentare e forestale.
Questa iniziativa promuove un modello di economia circolare trasformando sottoprodotti come vinacce, foglie d’olivo, sansa, noccioli e bucce di mela in preziosi composti bioattivi ad alto valore aggiunto, impiegandoli nella formulazione di alimenti funzionali, nutraceutici e cosmeceutici. Questo consente di ridurre gli scarti e migliorare la sostenibilità ambientale.
La scienza dietro la sostenibilità: estratti bioattivi e nutrigenomica
Il cuore del progetto risiede nello sviluppo di procedure estrattive “green”, come l’estrazione con ultrasuoni – per ottenere composti bioattivi ad alto valore aggiunto, minimizzando l’impatto ambientale – e la caratterizzazione chimica, microbiologica e funzionale degli estratti, con particolare attenzione agli effetti biochimici mediante approcci di nutrigenomica. Successivamente, i composti vengono impiegati nella formulazione di alimenti funzionali, nutraceutici e cosmeceutici, anch’essi oggetto di specifica caratterizzazione.
Casi di studio sul territorio
Ad oggi, il progetto, dopo aver completato una ricognizione dello stato dell’arte in letteratura, ha sviluppato procedure estrattive “green” e metodologie di purificazione di composti bioattivi a partire da matrici di scarto locali, quali vinacce, residui dell’olivo: foglie, sansa e noccioli, bucce di mela, biomassa lignocellulosica, ecc. Gli estratti e i calli (cellule vegetali ottenute in vitro da mela) ricchi in composti bioattivi sono stati successivamente studiati dal punto di vista antiossidante, funzionale e nutrigenomico.
Risultati significativi sono stati ottenuti dallo studio di matrici locali:
- Mela Rosa Marchigiana dei Monti Sibillini: Gli estratti di callo da essa ottenuti hanno mostrato una concentrazione di acidi triterpenici nettamente superiore alla mela fresca, con effetti antiossidanti, antinfiammatori e antisenescenza.
- Sottoprodotti dell’Olivo (Sansa e Noccioli): Questi residui hanno rivelato effetti positivi sulla crescita dei probiotici, oltre a proprietà antibatteriche e antibiofilm
- Vinacce e Foglie d’Olivo: Gli estratti di vinaccia e foglie d’olivo hanno evidenziato come le tecniche estrattive influenzino significativamente il contenuto di composti fenolici: i primi ricchi in flavan-3-oli, acidi fenolici e antociani, i secondi in oleuropeina. Tali estratti sono stati poi impiegati come ingredienti per alimenti funzionali, integratori e cosmeceutici, contribuendo così al benessere e alla promozione dell’economia circolare nel territorio. È attualmente in corso la caratterizzazione dei diversi prototipi sviluppati.
Parallelamente, sono state valutate le proprietà antimicrobiche e prebiotiche di estratti di mela dei Sibillini e melagrana coltivata nelle Marche, in combinazione con ceppi probiotici (Lacticaseibacillus rhamnosus IMC 501®, Pediococcus acidilactici 46A), mostrando supporto alla crescita probiotica e inibizione dei batteri patogeni.
Il progetto ha importanti ricadute sul territorio, sia dal punto di vista ambientale che economico, promuovendo un modello di sviluppo sostenibile e circolare.
Riduzione degli scarti e sostenibilità
Trasformando residui come vinaccia, foglie d’olivo, sansa e sottoprodotti orticoli in ingredienti funzionali per alimenti e nutraceutici, si riducono gli scarti e si creano nuove opportunità economiche per le imprese locali. L’adozione di tecniche di estrazione “green”, come l’estrazione con ultrasuoni, consente di ottenere composti bioattivi ad alto valore aggiunto, minimizzando l’impatto ambientale. Queste innovazioni favoriscono la nascita di filiere corte e integrate, valorizzando le produzioni locali e rafforzando l’identità territoriale.
Valorizzazione dei prodotti tipici regionali
Il progetto coglie l’opportunità di rafforzare la competitività dei prodotti tipici marchigiani, migliorandone l’immagine, la qualità percepita e il valore economico, anche grazie a campagne informative e attività di sensibilizzazione rivolte a cittadini, produttori e stakeholder.
Trasferimento tecnologico
Inoltre, il coinvolgimento di enti di ricerca e università regionali garantisce un trasferimento efficace delle conoscenze, stimolando l’innovazione e la competitività delle aziende, generando nuove conoscenze scientifiche e competenze applicabili nei settori della nutrigenomica e rafforzando il ruolo delle università coinvolte e favorendo collaborazioni pubblico-private. Questo approccio contribuisce anche alla creazione di nuovi posti di lavoro, soprattutto per i giovani, e al rafforzamento del tessuto socio-economico locale.
Consolidamento del legame tra agricoltura, ambiente, comunità
Il progetto sta trasformando il modo in cui la regione Marche guarda ai propri residui agricoli, da scarto a risorsa strategica. La produzione di alimenti funzionali e nutraceutici accessibili a diverse fasce della popolazione promuove il benessere e la salute pubblica, consolidando il legame tra agricoltura, ambiente e benessere della comunità e ponendo le basi per un futuro più sano e sostenibile.